Pensieri Volanti: Il Diario di una Giornalista con la Testa Altrove

Il mondo è un posto magico fatto di storie, sogni e parole

L’importanza di introdurre la figura dello psicologo di base: la salute mentale è fondamentale quanto quella fisica

Immagina di sentirti affogare, ogni giorno. Di alzarti al mattino con il peso di una montagna sul petto, un nodo in gola che non se ne va. Forse ti capita di soffrire in silenzio, di sorridere a chi ti sta intorno mentre dentro ti senti svuotato, consumato dalla stanchezza mentale. Ti guardi allo specchio e ti chiedi: “Ma perché non riesco a stare bene?” Eppure, a chi puoi raccontarlo? Parlare della propria salute mentale, ammettere di aver bisogno di aiuto, non è ancora considerato “normale”.

Pensaci un attimo: se hai la febbre, chiami il medico. Se ti fa male una gamba, vai al pronto soccorso. Ma se la tua mente è affaticata, se il tuo cuore è pieno di paura, chiami qualcuno? Spesso no. Spesso ti dici che devi resistere, che passerà, perché parlare con uno psicologo costa troppo, o perché pensi che, in fondo, ci sono cose più gravi nella vita. Ma il dolore psicologico, quel malessere sottile e costante, può essere devastante quanto una malattia fisica.

Ecco perché, oggi più che mai, dobbiamo riflettere sulla necessità di avere uno psicologo di base. Una figura a cui potersi rivolgere, senza vergogna, senza dover pensare al costo o al giudizio altrui. Come un medico di famiglia, ma per la mente. Perché la salute mentale non è meno importante di quella fisica. Perché meritiamo tutti di poter essere ascoltati, accolti, aiutati.

Negli ultimi anni, le problematiche legate all’ansia, alla depressione e allo stress sono esplose come mai prima d’ora. La pandemia ci ha messi tutti a dura prova. La solitudine, l’incertezza, la paura del futuro: sono sentimenti che abbiamo condiviso in silenzio, spesso senza trovare un modo per esprimerli. Ma quante vite sarebbero potute essere salvate, quante sofferenze alleviate, se fosse stato più semplice, più accessibile, chiedere aiuto?

Uno psicologo di base potrebbe fare la differenza, potrebbe essere quel punto di riferimento per chi non sa da dove cominciare, per chi sente che qualcosa non va ma non ha le parole giuste per descriverlo. Un professionista pronto ad ascoltare e ad accompagnare, senza che questo diventi un lusso per pochi. Perché la verità è che, oggi, per molti il costo della psicoterapia è proibitivo. Una seduta può costare quanto una spesa settimanale o una bolletta, e per molte famiglie questo significa dover scegliere: o curi il corpo, o curi la mente.

Ma come possiamo pensare di stare davvero bene se ci occupiamo solo di una parte di noi? Come possiamo pensare di essere sani se ignoriamo il grido silenzioso della nostra mente, della nostra anima? La salute non è solo questione di ossa e muscoli, è una questione di equilibrio, di serenità interiore. E ignorare il malessere psicologico significa condannare tante persone a vivere metà della loro vita, a vivere senza mai davvero sentirsi “al sicuro” dentro di sé.

Uno psicologo di base non sarebbe solo un supporto per chi soffre, ma una rivoluzione. Significherebbe normalizzare il prendersi cura della propria mente come un gesto quotidiano, semplice, naturale. Significherebbe dire ad alta voce che è “normale non sentirsi bene”, che è “normale chiedere aiuto”, e che nessuno deve sentirsi sbagliato per questo.

Avere uno psicologo di base sarebbe come avere qualcuno che ti prende per mano quando non sai più dove andare. Qualcuno che ti ascolta senza giudicarti, che ti aiuta a dare un nome ai tuoi mostri, che ti accompagna quando senti di essere perso. Sarebbe un gesto di giustizia sociale, perché tutti – e sottolineo tutti – hanno diritto di stare bene, non solo chi può permetterselo.

Perché, in fondo, cosa c’è di più importante della nostra mente? È lì che nascono i sogni, i pensieri, le paure, le speranze. Se la mente è stanca, il corpo non basta a reggere. Se la mente soffre, tutto si spegne lentamente.

Immagina ora un mondo in cui parlare con uno psicologo è semplice, gratuito, parte della nostra vita quotidiana. Un mondo in cui non ci sentiamo più soli nel nostro dolore, in cui possiamo chiedere aiuto senza timore, senza vergogna. Immagina quanto potrebbe cambiare la vita di milioni di persone. Un mondo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, davvero, profondamente.

È questo il futuro che dobbiamo desiderare. Un futuro in cui la salute mentale non sia più un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti. Un futuro in cui possiamo finalmente dire che “stare bene, dentro e fuori, è possibile per chiunque”. Immagina quel futuro. Un futuro in cui, se ti senti smarrito o sopraffatto, non devi lottare da solo, non devi cercare disperatamente risposte sul web o chiederti se qualcuno ti ascolterà mai. In quel futuro, lo psicologo di base sarebbe lì, a un passo da te. Come vai dal medico per un mal di testa, così potresti andare dallo psicologo quando senti che qualcosa non va dentro di te. Senza doverci pensare due volte, senza temere di non poter pagare o di essere giudicato.

E pensa a cosa significherebbe per i giovani, per i ragazzi che stanno crescendo in un mondo sempre più complesso, dove la pressione sociale, la solitudine digitale e l’incertezza del futuro sembrano schiacciare ogni giorno di più. Avere uno psicologo di base accessibile, qualcuno con cui parlare prima che il dolore diventi troppo grande, potrebbe salvare vite. Potrebbe evitare che un ragazzo o una ragazza si sentano soli, incomprensibili, o peggio ancora, invisibili.

Quante persone nascondono il loro dolore dietro a sorrisi forzati, dietro a parole di circostanza? Quante di loro vorrebbero solo una mano tesa, ma non sanno dove trovarla? Lo psicologo di base non sarebbe solo una figura professionale, ma un simbolo di speranza, di cura. Sarebbe la dimostrazione che non sei solo, che esiste un sistema pronto a sostenerti, che il tuo dolore è importante quanto una gamba rotta o una febbre alta.

Questo cambiamento non riguarda solo chi soffre già di disturbi psicologici evidenti. Riguarda tutti noi. Perché la vita, con le sue difficoltà e le sue sfide, mette tutti a dura prova. A volte, basta poco per perdere l’equilibrio. Un evento traumatico, una perdita, una delusione, e improvvisamente ci si sente crollare. In quei momenti, sapere di avere qualcuno che ti ascolta, che ti aiuta a mettere in ordine i pezzi, potrebbe essere la differenza tra riprendersi e sprofondare.

Lo psicologo di base sarebbe un alleato nella quotidianità. Non si tratterebbe solo di curare le malattie della mente, ma di prevenire, di educare, di aiutare le persone a vivere meglio, a conoscersi, a gestire lo stress, le paure, le ansie che ogni giorno ci accompagnano. Perché è questo che spesso ci manca: uno spazio sicuro, dove poterci aprire, dove poter mettere da parte per un momento il peso di dover essere sempre forti, sempre pronti.

E sai cosa? Non dovremmo più chiedere di giustificare l’importanza di questa figura. Non dovremmo più discutere su quanto la salute mentale sia importante quanto quella fisica. Dovrebbe essere ovvio, naturale. Non c’è nulla di meno nel curare la propria mente rispetto al curare il proprio corpo. Anzi, spesso, la mente è la prima cosa che cede, quando tutto il resto sembra ancora reggere. Ignorarla, trascurarla, è come vivere a metà. È come costruire una casa su fondamenta fragili, che prima o poi crolleranno.

La verità è che il malessere psicologico, anche quello che sembra “gestibile”, prima o poi si trasforma in un boomerang. E quando colpisce, lo fa duramente. Ecco perché la prevenzione, l’ascolto e il supporto devono essere parte integrante della nostra vita, accessibili, alla portata di tutti.

Uno psicologo di base potrebbe prevenire molti di quei crolli. Potrebbe aiutare le persone a riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi. Potrebbe insegnare a non aver paura dei propri sentimenti, a non nasconderli, a non seppellirli sotto strati di silenzio e indifferenza.

E allora, cosa stiamo aspettando? Perché non abbiamo ancora compreso che la salute mentale non è un lusso, ma un diritto fondamentale? Perché una persona che soffre deve ancora chiedersi se può permettersi di farsi aiutare? Questo non è giusto. Questo non è umano. Nessuno dovrebbe trovarsi a dover scegliere tra pagare una bolletta o pagare una seduta con uno psicologo.

Dobbiamo fare di più. Dobbiamo chiedere di più. Dobbiamo chiedere che il sistema sanitario riconosca una volta per tutte che “la mente è importante quanto il corpo”. Che lo psicologo di base diventi realtà, che non sia più un sogno, ma una certezza. Perché nessuno merita di sentirsi solo nel proprio dolore. Nessuno merita di lottare da solo, in silenzio.

Introduciamo lo psicologo di base, non per creare un sistema perfetto, ma per creare un sistema più giusto, più umano. Un sistema che dica, a chiunque ne abbia bisogno, che chiedere aiuto non è debolezza. Che prendersi cura della propria mente è l’atto di coraggio più grande che si possa fare.

Negli ultimi anni si è assistito a una crescente consapevolezza sull’importanza della salute mentale, una componente essenziale del nostro benessere globale. Tuttavia, in Italia, nonostante numerose iniziative di sensibilizzazione e alcune riforme del sistema sanitario, l’accesso ai servizi di psicologia rimane spesso complicato, soprattutto per ragioni economiche. Di fronte a un numero crescente di persone che necessitano di supporto psicologico, diventa urgente ripensare il nostro modello sanitario, introducendo questa importante figura.

La salute mentale non è un lusso, ma una necessità. Ansia, depressione, stress, disturbi del comportamento alimentare e molte altre patologie sono sempre più diffuse e spesso influenzano negativamente la qualità della vita delle persone. La pandemia da COVID-19 ha accentuato molte di queste problematiche, evidenziando quanto sia urgente occuparsi del benessere psicologico della popolazione.

I problemi di salute mentale non trattati possono avere conseguenze devastanti, non solo per l’individuo, ma anche per l’intera società: calo della produttività, aumento delle assenze dal lavoro, difficoltà nelle relazioni interpersonali e, nei casi più gravi, tentativi di suicidio. Considerando questi effetti, risulta evidente che prendersi cura della salute mentale delle persone è tanto importante quanto trattare una malattia fisica.

Lo psicologo di base è una necessità per tutti. Oggi, in Italia, accedere a un percorso di psicoterapia o anche solo a consulenze psicologiche è spesso un percorso complesso e costoso. La maggior parte dei professionisti lavora in regime privato, con costi che possono variare dai 50 ai 100 euro a seduta, cifre proibitive per molte famiglie, specialmente in un contesto di crisi economica. Questo significa che chi non ha risorse economiche adeguate o non può usufruire di pacchetti di assistenza privata è costretto a rinunciare o a posticipare il proprio percorso di cura, aggravando ulteriormente il proprio stato di salute.

Per questo, la figura dello psicologo di base può rappresentare una soluzione fondamentale per democratizzare l’accesso alle cure psicologiche. Esattamente come il medico di famiglia si occupa della salute fisica e delle prime diagnosi, lo psicologo di base potrebbe prendersi cura della salute mentale dei cittadini, offrendo supporto e orientamento tempestivo. Il suo compito sarebbe quello di intercettare precocemente i segnali di malessere, fornire un primo sostegno psicologico e, nei casi più gravi, indirizzare verso percorsi terapeutici più strutturati.

Lo psicologo di base è un modello già sperimentato. In alcuni Paesi, come il Regno Unito o la Norvegia, la figura dello psicologo di base è già parte integrante del sistema sanitario pubblico. In questi contesti, il supporto psicologico di base è fornito gratuitamente o a costi molto contenuti, con notevoli benefici per la salute pubblica. In Italia, alcune regioni stanno sperimentando progetti pilota in tal senso, ma si tratta di iniziative isolate che faticano a trovare una diffusione a livello nazionale.

La mia è una proposta concreta: Per rendere la figura dello psicologo di base una realtà su tutto il territorio italiano, sarebbe necessario un impegno concreto da parte delle istituzioni. Potrebbe essere previsto un ampliamento del numero di psicologi nei servizi sanitari pubblici, con una maggiore integrazione tra medicina di base e psicologia. La creazione di un sistema di ticket sostenibili o l’inclusione di un numero limitato di sedute psicologiche gratuite all’interno delle cure di base rappresenterebbe un passo importante per garantire un accesso equo alle cure psicologiche per tutti i cittadini.

La salute mentale è un diritto, e come tale deve essere trattato. Introdurre lo psicologo di base nel sistema sanitario italiano significa riconoscere finalmente che il benessere psicologico è fondamentale quanto quello fisico. Un intervento tempestivo e accessibile può fare la differenza nella vita di milioni di persone, migliorando la qualità della loro esistenza e contribuendo a una società più sana e consapevole. È tempo che la politica e la sanità pubblica facciano un passo avanti, garantendo a tutti il diritto di prendersi cura della propria mente senza ostacoli economici.

Il punto è cruciale. La sanità italiana, in questo momento, attraversa una crisi profonda, e lo si avverte in tanti modi. I medici di base sono sempre meno, spesso spinti verso il settore privato a causa delle condizioni di lavoro insostenibili e della mancanza di risorse. Le strutture pubbliche, già sotto pressione, faticano a rispondere adeguatamente ai bisogni, non solo fisici ma anche emotivi, dei pazienti.

Quante volte, entrando in un ospedale o in un ambulatorio, si percepisce un senso di fretta, di distacco? I pazienti diventano numeri, casi clinici, e c’è poco spazio per l’ascolto profondo, per l’attenzione alla sofferenza interiore che, spesso, accompagna quella fisica. La mancanza di personale, la pressione costante, la burocrazia infinita… Tutto sembra allontanare la sanità dal suo vero scopo: curare le persone, non solo le malattie.

Proporre l’introduzione dello psicologo di base, in questo contesto, può sembrare ambizioso, quasi utopico. Ma proprio per questo è fondamentale. Dobbiamo smettere di pensare che certe soluzioni siano impossibili solo perché sembrano difficili da attuare o perché il sistema attuale è in crisi. Le difficoltà esistono, è innegabile, ma continuare a trascurare la salute mentale – e, più in generale, l’umanità nella cura – non farà altro che peggiorare la situazione.

Il problema di fondo è che troppo spesso le decisioni nel settore sanitario vengono prese pensando solo al “dio denaro”. Si tagliano fondi, si riducono le risorse, si privano i cittadini di servizi essenziali, e tutto questo in nome dell’efficienza economica, del bilancio, del contenimento dei costi. Ma a che prezzo? Il vero costo lo pagano le persone: quelle che non riescono a curarsi, quelle che si sentono sole, quelle che non trovano un medico a cui rivolgersi o che devono attendere mesi per una visita. E lo pagano anche i medici e il personale sanitario, sempre più stanchi, demotivati e lontani dalla vera essenza della loro professione.

È tempo di pensare concretamente al miglioramento, non solo a ciò che sembra economicamente conveniente. La salute mentale e fisica delle persone non può più essere sacrificata sull’altare del profitto o della riduzione dei costi. Dobbiamo immaginare un sistema sanitario che metta al centro l’essere umano, che non si limiti a curare corpi, ma che ascolti, accolga e accompagni le persone nei momenti di fragilità.

Ecco perché lo psicologo di base è una proposta che va oltre la semplice aggiunta di una figura professionale. È una svolta culturale. Significa riconoscere, una volta per tutte, che la salute mentale è una priorità. Significa dare valore all’ascolto, all’empatia, al prendersi cura della persona nella sua interezza. E sì, sarà una sfida. Sarà necessario investire risorse, formare professionisti, riorganizzare i servizi. Ma questa è una sfida che vale la pena affrontare. Non possiamo continuare a ignorare il malessere che ci circonda solo perché costa troppo prendercene cura.

Ciò che propongo, ciò che dobbiamo iniziare a proporre collettivamente, è una visione del futuro dove la sanità non sia solo una macchina per trattare i sintomi, ma un sistema che accompagni le persone verso un reale benessere. Non si tratta solo di guarire le malattie fisiche, ma di guarire il sistema stesso, restituendogli quell’umanità che sembra aver perso. La salute mentale non è un “extra”, non è un’opzione. È parte integrante del nostro vivere quotidiano, e trascurarla ha conseguenze drammatiche per tutti, a livello individuale e collettivo.

Non possiamo permetterci di ignorare questo aspetto ancora a lungo. I costi reali non sono quelli economici che tanto spaventano i decisori, ma quelli umani che paghiamo ogni giorno quando una persona non riesce a chiedere aiuto, quando un giovane si sente solo, quando una madre o un padre crollano sotto il peso delle proprie ansie.

Dobbiamo scegliere di guardare oltre il bilancio, oltre il profitto, e vedere ciò che davvero conta: le persone, la loro sofferenza, il loro diritto a una vita piena e serena. E questo richiede coraggio. Il coraggio di cambiare rotta, di investire non solo denaro, ma fiducia nelle persone, nei professionisti che, se supportati adeguatamente, potrebbero fare la differenza.

Il sistema può migliorare, deve migliorare. E tutto parte da una scelta semplice ma fondamentale: mettere al centro la salute mentale e non lasciare che sia più un privilegio per pochi.

Questo è un nervo scoperto della nostra società. Sempre più spesso, sui social, vediamo appelli, video, e testimonianze che sottolineano quanto sia importante prendersi cura della propria salute mentale. È un argomento che, fortunatamente, sta guadagnando visibilità, ma sembra che tra la consapevolezza e l’azione concreta ci sia ancora un abisso.

I giovani, soprattutto, sono quelli che più risentono di questa mancanza di supporto. Vivono in una società che spesso appare crudele, veloce, spietata, e li costringe a confrontarsi con pressioni insostenibili. Il confronto continuo sui social media, la paura di non essere all’altezza, il bullismo, l’isolamento… Sono tutti fattori che contribuiscono a creare un terreno fertile per ansia, depressione e malessere interiore. Eppure, nonostante tutti ne parlino, non ci sono proposte concrete e strutturate che offrano un supporto adeguato a tutte le fasce d’età, a tutte le persone.

E qui mi chiedo, proprio come te: perché? Perché nelle scuole, dove i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo, non esiste una figura dedicata esclusivamente alla salute mentale?

Una figura che non solo interviene quando il problema è già evidente, ma che sa “leggere tra le righe”, che può osservare le dinamiche sociali, prevenire episodi di bullismo, identificare quei segnali sottili che indicano che qualcosa non va. Sappiamo bene quanto sia complesso l’universo adolescenziale, quanto sia difficile per un ragazzo trovare il coraggio di parlare del proprio malessere, soprattutto in un contesto scolastico dove il giudizio degli altri pesa come un macigno. Ecco, avere uno psicologo di riferimento, stabile e accessibile in ogni scuola, potrebbe fare la differenza.

Non si tratta solo di reagire al bullismo o alla depressione quando ormai sono esplosi, ma di costruire un sistema di prevenzione. Parlare apertamente di salute mentale già da piccoli, educare i ragazzi alla gestione delle emozioni, creare uno spazio sicuro dove possano essere ascoltati senza sentirsi giudicati. Non sarebbe solo una risposta ai problemi, ma una prevenzione attiva. E questo vale anche per gli ambienti di lavoro. Quante persone si sentono soffocate dallo stress, dall’ansia, dalla pressione del mondo professionale, senza avere nessuno a cui rivolgersi? E quante aziende sarebbero più produttive, serene e positive se includessero uno psicologo aziendale, qualcuno che sappia non solo gestire le dinamiche del team, ma supportare i singoli individui nel loro percorso personale?

Se si parla tanto di bullismo, depressione, burnout, è il segnale che riconosciamo l’esistenza del problema, ma la risposta sembra rimanere sempre troppo timida, poco strutturata. Spesso ci si limita a organizzare convegni, giornate di sensibilizzazione, campagne social… tutte iniziative importanti, ma insufficienti se non si traducono in soluzioni concrete e capillari.

L’introduzione di figure come gli psicologi nelle scuole e nei luoghi di lavoro non solo aiuterebbe a creare un ambiente più sano e più umano, ma aprirebbe opportunità lavorative significative. Creare posti di lavoro per psicologi, terapeuti all’interno di istituzioni scolastiche e aziendali sarebbe un doppio investimento: uno nella salute mentale collettiva e uno nella crescita economica del settore. Questi professionisti potrebbero diventare veri “custodi” del benessere psicologico, essendo presenti là dove le persone vivono e lavorano, dove passano la maggior parte del loro tempo.

Immagina cosa significherebbe crescere in un mondo in cui la salute mentale è considerata importante tanto quanto la salute fisica. Un mondo in cui, fin da bambini, siamo abituati a parlare delle nostre emozioni, a cercare aiuto quando ne abbiamo bisogno, senza paura di essere giudicati deboli o diversi. Un mondo in cui il supporto psicologico è parte integrante del sistema educativo, del mondo del lavoro, della vita di tutti i giorni.

Eppure, troppo spesso ci fermiamo di fronte alla solita obiezione: “manca il budget”, “non ci sono abbastanza risorse”. Ma non è più accettabile, perché investire in salute mentale significa risparmiare nel lungo termine. Meno assenze dal lavoro, meno spese sanitarie legate a malattie psicosomatiche, meno abbandoni scolastici e, soprattutto, più vite salvate.

La salute mentale non è un lusso. Non è qualcosa che possiamo permetterci di ignorare o trattare come un problema minore. È una questione di giustizia sociale, di equità, di umanità. E il primo passo per rendere reale questo cambiamento è iniziare a proporre soluzioni che vadano oltre le parole. Soluzioni che includano psicologi nelle scuole, nelle aziende, in tutti quei luoghi dove le persone vivono e si confrontano con le proprie fragilità ogni giorno.

E allora, perché non rendere questa visione una realtà? Non sarebbe solo un passo verso una società più sana e inclusiva, ma anche verso un futuro in cui il benessere di tutti sia finalmente una priorità.

Ma facciamo un esempio concreto: a scuola non possono essere solo gli insegnanti a vigilare sulla salute mentale degli studenti. Gli insegnanti hanno già un ruolo complesso e impegnativo, che richiede di gestire il programma scolastico, tenere alta l’attenzione in classe, e occuparsi della crescita educativa di decine, a volte centinaia di studenti. Chiedere loro di essere anche “sentinelle” del benessere emotivo dei ragazzi è un carico ingiusto e, francamente, inefficace.

Gli insegnanti non sono formati per questo, né è giusto che lo siano. Certo, molti di loro fanno il possibile per creare un ambiente accogliente, cercano di capire quando uno studente sta vivendo un momento difficile, ma il loro ruolo è un altro. Hanno già sulle spalle una mole di responsabilità enorme, che va dall’istruzione fino alla gestione delle classi sempre più numerose e diversificate. Aspettarsi che vigilino anche sulla salute mentale degli studenti è troppo.

È proprio per questo che c’è bisogno di figure professionali dedicate. Uno psicologo scolastico dovrebbe essere parte integrante delle istituzioni educative, presente e accessibile ogni giorno. Non per togliere potere o ruolo agli insegnanti, ma per affiancarli. Lo psicologo scolastico potrebbe lavorare insieme a loro per riconoscere i segnali di disagio che magari sfuggono a chi non ha una preparazione specifica in questo campo. Inoltre, potrebbe offrire un supporto concreto ai ragazzi, senza che debbano sentirsi giudicati o dover “interrompere” la routine scolastica per cercare aiuto all’esterno.

Perché non dimentichiamoci che spesso i segnali di malessere mentale, specie nei giovani, sono silenziosi, difficili da decifrare. Un ragazzo può avere ottimi voti, sembrare apparentemente felice, ma soffrire di ansia, depressione, o vivere situazioni personali complesse che non condivide con nessuno. Un insegnante, per quanto attento, può non accorgersene. Ma un professionista della salute mentale, che sa cosa cercare, che sa come aprire un dialogo e creare un ambiente di fiducia, potrebbe fare la differenza.

E la scuola è uno dei luoghi più adatti per questo tipo di intervento. È un microcosmo sociale, dove i ragazzi si confrontano ogni giorno con le proprie emozioni, con le relazioni, con le sfide del crescere. Lì possono nascere difficoltà sociali, episodi di bullismo, ansie da prestazione, frustrazioni legate all’immagine di sé, che, se trascurate, possono degenerare in veri e propri disturbi. Intervenire prima, fornendo un supporto continuativo, non solo risolverebbe molti di questi problemi, ma potrebbe addirittura prevenirli.

Allo stesso modo, gli psicologi aziendali potrebbero avere un ruolo analogo nei luoghi di lavoro. Anche qui, non può essere solo il datore di lavoro o il responsabile delle risorse umane a preoccuparsi del benessere psicologico dei dipendenti. Queste figure sono già cariche di altre responsabilità, spesso legate più alla produttività che alla salute dei dipendenti, e non hanno né la formazione né il tempo per occuparsi a fondo del malessere che può nascere in un contesto lavorativo. Stress, burn-out, conflitti interpersonali sono solo alcune delle problematiche che si manifestano negli ambienti di lavoro e che necessitano di un supporto specifico. Uno psicologo aziendale potrebbe fornire consulenze, creare spazi di dialogo, favorire una cultura del benessere che, alla lunga, sarebbe vantaggiosa per tutti: per i lavoratori e per l’azienda stessa.

Quello che proponi è una rivoluzione culturale. Smontare l’idea che la salute mentale sia solo “un problema da gestire” e riconoscerla come una parte essenziale della vita di ciascuno, una componente da proteggere e promuovere in modo attivo, nelle scuole, nei posti di lavoro, nella società intera. Questo non solo toglierebbe un peso ingiusto dalle spalle degli insegnanti o dei datori di lavoro, ma creerebbe un sistema più equo, dove il benessere psicologico di ogni individuo è tutelato in modo concreto e professionale.

Quindi, no, non sono e non devono essere gli insegnanti a farsi carico della salute mentale dei ragazzi. Devono esserci figure dedicate, preparate, capaci di riconoscere i segnali giusti e di intervenire quando serve. È ora di riconoscere che la cura della mente richiede competenze specifiche, esattamente come la cura del corpo, e che queste competenze vanno integrate nei luoghi dove le persone vivono e crescono.

In sintesi

Introdurre la figura dello psicologo di base comporterebbe diversi vantaggi:

1. Accesso capillare e diffuso: la possibilità di rivolgersi a uno psicologo come si fa con un medico di famiglia renderebbe il supporto psicologico accessibile a un numero molto più vasto di persone, senza le barriere economiche che oggi limitano l’avvicinamento a questa figura.

 2. Riduzione dello stigma: normalizzare il rapporto con lo psicologo sin dalle prime fasi di un disagio aiuterebbe a combattere lo stigma che spesso accompagna le problematiche legate alla salute mentale. Se la visita psicologica diventasse parte della routine sanitaria, verrebbe percepita come un atto di cura, non come un segnale di debolezza.

3. Prevenzione: lo psicologo di base potrebbe svolgere un ruolo chiave nella prevenzione, intercettando situazioni di stress, ansia e depressione prima che diventino croniche o invalidanti. Il suo intervento precoce ridurrebbe la necessità di ricorrere a farmaci e potrebbe diminuire l’afflusso ai servizi di emergenza e ospedalieri, con un risparmio per il sistema sanitario.

4. Cura integrata: la salute mentale e quella fisica sono strettamente collegate. Molte patologie croniche, come il diabete, l’ipertensione o le malattie cardiovascolari, possono essere aggravate o influenzate negativamente da condizioni di stress e ansia. Lavorare congiuntamente tra medico di base e psicologo permetterebbe di affrontare la persona nella sua totalità, favorendo un approccio terapeutico più completo e mirato.

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