Pensieri Volanti: Il Diario di una Giornalista con la Testa Altrove

Il mondo è un posto magico fatto di storie, sogni e parole

Piccole storie, grandi cieli: il volo secondo Giancarlo Silva

I libri più belli, a volte, arrivano senza clamore.
Non sono lanciati da grandi campagne pubblicitarie, ma custoditi in una dedica, in un ricordo, in una passione vissuta fino all’ultimo giorno. Piccole storie di grandi aeroplani di Giancarlo Silva è uno di questi libri: un dono lasciato ai nipoti che diventa una lettera aperta a tutti noi.

L’ho letto nei giorni precedenti alla presentazione ufficiale.
L’ho letto da figlia di un pilota. E sì, l’ho sentito sulla pelle.

Ogni pagina sembrava raccontare qualcosa che conoscevo già, anche senza averlo vissuto direttamente: la tensione di un decollo, la concentrazione di un volo, la poesia silenziosa del planare in quota. Ho sorriso, ho trattenuto il fiato, mi sono commossa. E poi… ho avuto l’onore di presentarlo.

Volare, raccontare, ricordare.

La sala era piena. C’erano volti amici e sconosciuti, giovani piloti e veterani del cielo, membri di club storici e semplici appassionati. Ma soprattutto, c’era una cosa in comune: il desiderio di ascoltare. Di ascoltare la vita di un uomo che ha volato tra mille cieli diversi — e che, con semplicità, ha scelto di raccontarla.

Giancarlo Silva non era solo un comandante, un pilota militare, un pilota antincendio, un volovelista. Era soprattutto un uomo curioso, ironico, determinato. Le sue “piccole storie” sono un mosaico di episodi veri, vissuti, talvolta incredibili. Come quel volo solitario a Parigi finito dentro l’aeroporto di Orly “per sbaglio”. O il paracadute ventrale che si apre all’ultimo respiro. O ancora il Canadair che spezza la linea dell’orizzonte in cerca di un fuoco da domare.

Un’eredità che entra nella pelle.

L’eredità più grande di questo libro è il senso di libertà.
Quella libertà assoluta che Silva ha inseguito per tutta la vita, senza schemi, senza gabbie.
Il sogno di volare per il gusto di farlo, di vivere la vita così come la immaginava lui.
Senza mai doversi chiedere: “E ora che faccio?”.
Lo faceva e basta.
E quando sembrava che tutto fosse già scritto, Silva stravolgeva tutto.
Pilota militare, poi comandante di linea, poi ancora pilota antincendio, e infine velista.
Una vita intera fatta di reinvenzione, di passaggi coraggiosi, di scelte radicali fatte con leggerezza e convinzione insieme.
Il suo coraggio, pagina dopo pagina, entra nella pelle di chi legge. E lascia il segno.

Famiglia, ricordo, presenza.

Durante la presentazione hanno parlato in tanti: amici, compagni di volo, figli, colleghi. Ognuno ha portato un frammento di storia, e piano piano si è costruito un ritratto autentico: non agiografico, ma profondamente umano.

Ma c’è stato un momento che mi porterò nel cuore:
Michelangelo, con accanto il proprio figlio — la terza generazione davanti a noi.
E Iris, collegata dalla California, che ci salutava da lontano, con un messaggio pieno di emozione.
In quell’istante, la famiglia Silva era tutta lì, unita da un libro, da un’eredità, da un uomo che ha insegnato a vivere in volo e a volare anche nella vita.

Perché leggerlo?

Perché è un libro che non parla solo di aeroplani.
Parla di scelte, di occasioni prese al volo, di errori che insegnano, di amicizie costruite tra cielo e hangar.
Parla di come si può vivere con un sogno in tasca e un aereo nel cuore.

Piccole storie di grandi aeroplani, pubblicato da LoGisma editore, è una lettura che consiglio.
Non solo a chi vola, ma a chi sogna.
A chi ha voglia di guardare la vita da un po’ più in alto.
E a chi ha il coraggio, anche solo per un attimo, di prendere il volo.

Un pensiero di gratitudine va a Marco Forcina, per aver reso possibile questa presentazione così sentita e curata in ogni dettaglio.
E per avermi voluta accanto a questo libro, a questa storia, a questo cielo.
È stato un onore e un privilegio poter dare voce alle parole di Giancarlo Silva.

“La libertà non ha schemi. Ha ali.” – Giancarlo Silva

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