Mindy non era solo un cane.
Era la parte più viva e silenziosa di me, quella che non chiedeva mai spiegazioni ma sapeva sempre cosa fare.
Molti la chiamavano rompiscatole, ma lei non abbaiava per rabbia: abbaiava per protezione. Leggeva le persone non dagli occhi, ma dal cuore, e capiva quando un’anima non era pulita o quando, invece, io avevo bisogno di essere salvata.
Senza alcun addestramento, era diventata il mio scudo e il mio respiro. Nei momenti in cui il panico mi stringeva il petto e l’aria sembrava un miraggio, lei si avvicinava, si incollava a me, e respirava più forte. Il mio respiro finiva per seguire il suo, e in quella sincronia tornavo a vivere. Era ossigeno puro.
E non ha salvato solo me.
Con le sue zampette delicate e la temperatura così alta da scaldarti anche in pieno inverno, ha tenuto compagnia a mia madre, strappandola alla solitudine e portandole sollievo nella malattia. Pesava appena tre chili, eppure era tutto cuore.
L’ossigeno che un giorno le è mancato è stato lo stesso che tante volte ci ha donato.
E da ieri, il suo cuore, quello che troppe volte ha battuto al posto del mio, si è fermato.
Io non sono una che crede nell’aldilà.
So che in questi casi si dice che i cani attraversino un ponte… io non so se sia vero, ma spero che per un’anima così pura ci sia qualcosa di ancora più bello. Che possa essere l’angelo di un’altra persona, anche se, egoisticamente, avrei voluto che rimanesse per sempre il mio.
Mindy è cucita sotto la mia pelle, intrecciata alle mie ossa, radicata nel mio cuore.
E ogni volta che chiuderò gli occhi e sentirò un respiro calmo accanto a me, saprò che è lei, ancora qui, a proteggermi.







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