Pensieri Volanti: Il Diario di una Giornalista con la Testa Altrove

Il mondo è un posto magico fatto di storie, sogni e parole

Il Cielo che Non Dimentica: Omaggio alle Vittime Militari del Volo

Ci sono scelte che non appartengono alla quotidianità. Indossare una divisa non è mai un gesto scontato: è un atto di responsabilità, di fedeltà, di amore verso il proprio Paese. È una scelta che porta con sé orgoglio e onore, ma anche consapevolezza dei rischi.

Per chi ha dedicato la propria vita al volo militare, il cielo non è soltanto una passione: è un destino che si abbraccia con fierezza, anche quando comporta sacrifici dolorosi.

Il volo militare è l’essenza stessa del coraggio e del servizio. È il gesto di chi sceglie di sfidare la gravità per difendere la libertà, di chi ogni giorno sale a bordo di un velivolo con la consapevolezza che il ritorno non è mai scontato.

Eppure, lo fa ugualmente, con lo stesso sguardo fiero rivolto verso l’alto, perché il cielo è la sua casa e la missione la sua ragione di vita.

Gli incidenti in volo rappresentano la parte più tragica e silenziosa di questa vita. Ogni perdita non è soltanto un numero nelle cronache, ma un volto, una voce, un sogno interrotto.

Sono fratelli e sorelle d’armi che, fino all’ultimo, hanno custodito con le loro mani il legame tra terra e cielo, portando sulle spalle il peso di una missione più grande di loro.

Tra le figure che il cielo ha richiamato troppo presto, ricordo con dolore il Capitano Fabio Antonio Altruda, pilota dell’Eurofighter del 37° Stormo di Trapani, precipitato durante una missione addestrativa la sera del 13 dicembre 2022. Un volo di routine, conclusosi nel modo più drammatico, che ha lasciato un vuoto profondo in tutta la comunità dell’Aeronautica Militare.

E ancora, il 19 agosto 2014, nei cieli sopra Ascoli Piceno, si consumò una delle tragedie più dure della nostra storia recente: due Tornado del 6° Stormo “Alfredo Fusco” di Ghedi si scontrarono in volo, portando via quattro ufficiali di straordinaria dedizione — i Capitani Mariangela Valentini, Paolo Piero Franzese, Alessandro Dotto e Giuseppe Palminteri.

Uomini e donne uniti da un amore profondo per il cielo e per la divisa, che continuarono a volare fino all’ultimo istante.

A queste vite si uniscono quelle del Tenente Colonnello Giuseppe Cipriano e del Maggiore Marco Meneghello, caduti il 7 marzo 2023 durante un volo addestrativo a Guidonia Montecelio, ai comandi dei loro U-208A del 60° Stormo. Entrambi istruttori esperti, simbolo di professionalità e di dedizione assoluta.

Le cronache raccontano che il Maggiore Meneghello, negli istanti finali, avrebbe manovrato il velivolo per evitare le case sottostanti: un gesto estremo di coraggio e di amore verso la vita altrui, compiuto nel momento più drammatico.

E poi, il dolore ancora recente per Lorenzo Nucheli e il Comandante del 70° Stormo Simone Mettini, scomparsi tragicamente il 1° ottobre 2025 durante un volo addestrativo.

Era l’undicesima missione di Lorenzo, un giovane pieno di sogni e determinazione, che desiderava portare sul petto l’aquila turrita e servire il Paese dall’alto dei cieli. Due vite diverse, due percorsi distanti per età e carriera, ma lo stesso amore per il volo e per la divisa, lo stesso senso di onore e di appartenenza a qualcosa di più grande.

Storie diverse, età differenti, posizioni di carriera opposte, ma unite da un legame profondo: l’amore per la vita militare e per il cielo che li ha visti crescere come uomini e come servitori dello Stato. Giovani e meno giovani, all’inizio del percorso o già con esperienza, hanno condiviso la stessa passione e lo stesso senso di missione.

Chi, a soli diciotto anni, sceglie di indossare una divisa, lo fa per inseguire un sogno giusto: per essere attore nella difesa della pace, per addestrarsi con disciplina e coraggio, sempre pronti a rispondere al richiamo del dovere.

E chi, con più anni e responsabilità, continua a servire, lo fa con la stessa fierezza, consapevole che ogni volo è un atto di dedizione e di amore per il proprio Paese.

Per chi, come me, ha vissuto il volo attraverso gli occhi di un padre pilota militare, questi momenti diventano ancora più intensi. Ho sempre ascoltato i suoi racconti: le storie di compagni caduti, di amicizie forti come quelle che solo il cielo sa creare. Ho compreso presto che ogni decollo era anche un atto di coraggio, e che ogni ritorno era un dono.

La perdita di un collega non è mai solo un lutto personale: è un vuoto che colpisce un’intera famiglia, la grande famiglia del volo.

E quella famiglia ha un luogo sacro che la custodisce: Palazzo Aeronautica, sede storica dell’Aeronautica Militare. Nei suoi tre archi sono scolpiti i nomi di tutti coloro che sono caduti in servizio.

Non semplici lettere incise sulla pietra, ma la testimonianza eterna di vite donate senza esitazione.

Quei tre archi non sono solo un monumento: sono un libro aperto di memoria, che ogni generazione di aviatori attraversa in silenzio e rispetto, sentendo sulle proprie spalle la responsabilità di onorare quei nomi e continuare il loro volo ideale.

Accanto a loro, non possiamo dimenticare le famiglie: madri, padri, fratelli, sorelle, figli che ogni giorno portano il peso più grande, custodendo la memoria dei loro cari e trasformandola in testimonianza viva di amore e di forza.

È anche grazie a loro se il ricordo non svanisce, ma continua a vivere e a ispirare.

Oltre il cielo: gli eroi della terra

E non meno eroici sono coloro che servono sul suolo, indossando un’altra uniforme, con la stessa dedizione e lo stesso rischio quotidiano.

Nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2024, lungo la SS 18 tra Eboli e Campagna, due giovani carabinieri — il Maresciallo Francesco Pastore e l’Appuntato scelto Domenico Ferraro — hanno perso la vita durante un servizio di pattuglia, travolti mentre garantivano sicurezza sulle nostre strade.

Il 12 giugno 2025, il Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie, della Compagnia di Francavilla Fontana, è stato ucciso durante un inseguimento di rapinatori nella campagna brindisina.

E solo pochi giorni fa, nella notte del 14 ottobre 2025, tre carabinieri — Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello — sono morti nell’esplosione avvenuta nella caserma di Castel d’Azzano, nel veronese.

Anche loro, come i nostri aviatori, sono eroi.

Hanno scelto di servire, di proteggere, di esserci. Il loro sacrificio, come quello di chi vola, è la prova tangibile che la divisa — qualunque essa sia — è un simbolo di amore, di coraggio e di dedizione totale.

Memoria e fierezza

Onorare queste vite significa riconoscere che il loro sacrificio non è stato vano.

Significa ricordare che dietro ogni uniforme c’era un uomo o una donna con passioni, affetti e speranze, che ha scelto di proteggere e servire.

Significa offrire alle nuove generazioni un esempio limpido: la prova che la dedizione, il coraggio e la lealtà non sono parole vuote, ma valori da vivere ogni giorno.

Il loro volo non si è mai fermato: continua oltre le nuvole, là dove il cielo incontra l’eterno.

Il cielo non dimentica, e nemmeno noi dobbiamo farlo.

Ogni perdita in servizio è una ferita che strappa il cuore di una nazione, che deve essere fiera e profondamente rispettosa di queste straordinarie vite donate all’onore, al dovere e alla Patria.

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