Pensieri Volanti: Il Diario di una Giornalista con la Testa Altrove

Il mondo è un posto magico fatto di storie, sogni e parole

Il Valore del Silenzio e il Peso delle Risate

Cara Luciana Littizzetto,

sarò solo una delle tante persone che hanno sentito il bisogno di rispondere alle tue parole, alle tue risate rivolte alle Forze Armate in televisione. Ma non posso restare in silenzio. Non dopo aver vissuto sulla mia pelle cosa significhi davvero quella divisa che hai deriso con tanta leggerezza.

Sono figlia di un ufficiale pilota dell’Aeronautica Militare Italiana. Sono cresciuta tra le basi militari di tutta Italia, in un mondo fatto di sacrifici silenziosi, di partenze all’alba e ritorni incerti, di abbracci stretti perché non si sa mai quando sarà il prossimo. Ho visto mia madre trattenere le lacrime per non farci preoccupare. Ho visto uomini e donne, padri e madri, figli e fratelli mettere da parte la propria vita per servire qualcosa di più grande di loro.

Dietro quelle stellette che hai deriso con tanta facilità ci sono persone che rinunciano a tanto, spesso a tutto. Ci sono volti segnati dalla fatica, dalla distanza dagli affetti, dalle notti insonni passate ad addestrarsi per essere pronti, per essere all’altezza del giuramento che hanno fatto.

Sai cosa significa giurare fedeltà a una bandiera? Significa mettere la propria vita al servizio del Paese, di chiunque ne faccia parte. Anche di chi, come te, oggi ride di loro. Perché sì, in quel Tricolore che portano con orgoglio sul petto c’è il sogno di un popolo in pace, il desiderio di proteggere le persone che amano, di difendere anche chi non li rispetta.

Non è questione di opinioni o di satira, ma di rispetto. Un rispetto che queste donne e questi uomini si guadagnano ogni giorno con il sudore, con la dedizione, con il coraggio di esserci sempre, anche quando tutti gli altri si voltano dall’altra parte.

Puoi non condividere, puoi non comprendere. Ma ridere di loro, Luciana, è stato un colpo basso. Un colpo a chi, anche in questo momento, è là fuori a fare il proprio dovere. E io non potevo restare in silenzio.

Hai parlato di storia, di battaglie perse, ma non hai mai menzionato le vittorie. Forse perché le loro vittorie non si misurano in territori conquistati, ma in vite salvate. Non credo sia come dici tu: forse è vero, non sanno fare la guerra nel senso in cui la intendi tu, perché il loro impegno quotidiano è costruire la pace.

Eppure, cara Luciana, nonostante le tue risate, loro continueranno a esserci.

Continueranno a indossare quella divisa ogni mattina, a prepararsi, ad addestrarsi, a partire senza fare domande, senza lamentarsi. Perché questo significa servire una Nazione: esserci sempre, anche quando non si riceve nulla in cambio, nemmeno il rispetto.

Mentre qualcuno li deride, loro baceranno ancora una volta la fronte dei propri figli prima di partire per un teatro operativo, senza sapere quando torneranno. Abbracceranno le loro famiglie con la consapevolezza che potrebbero non rivederle per mesi, a volte anni.

E mentre qualcuno dice che non sanno fare nulla, loro sapranno come intervenire nei momenti più bui: quando un terremoto distrugge un paese, quando un’alluvione porta via tutto, quando c’è bisogno di evacuare civili da una zona di guerra. Ci saranno, come ci sono sempre stati, senza chiedere nulla in cambio, senza selezionare chi merita il loro aiuto e chi no.

Forse, prima di ridere di loro, dovresti studiare meglio cosa fanno i militari italiani. Dovresti leggere le storie di quante vite hanno salvato, di quanti uomini, donne e bambini sono stati soccorsi nei disastri naturali, nelle missioni umanitarie, nei conflitti da cui hanno evacuato civili inermi. Dovresti sapere cosa significa essere in prima linea per portare pace, per garantire sicurezza, per aiutare chi ha perso tutto.

Perché la loro missione non è farsi applaudire, non è farsi amare da tutti. La loro missione è proteggere, è difendere, è esserci. Anche per chi ride di loro. Anche per chi, come te, pensa che il loro sacrificio sia solo un motivo di scherno.

Ma sai qual è la differenza più grande tra te e loro? È che mentre tu li prendi in giro da uno studio televisivo, loro continuano a fare il loro dovere. Senza rancore, senza rispondere con odio. Perché il loro servizio è rivolto a tutti, senza distinzioni. Anche a chi non li rispetta.

Sono orgogliosa di aver imparato a guardare con rispetto chi è al servizio del Paese. Sono orgogliosa di essere sempre grata.

E, nonostante tutto, anche per te, Luciana, loro ci saranno sempre.

2 risposte a “Il Valore del Silenzio e il Peso delle Risate”

  1. grandissimo il padre, la figlia non sembra da meno

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  2. Doverosa e stupenda, condivido ogni parola … grazie

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