Pensieri Volanti: Il Diario di una Giornalista con la Testa Altrove

Il mondo è un posto magico fatto di storie, sogni e parole

Sono il mio architetto

Per molto tempo ho avuto la sensazione di essere fuori posto.
Non nel mondo, ma dentro di me.
Come quando entri in una casa che non è la tua: ti siedi sul bordo della sedia, guardi l’orologio troppo spesso, sorridi per educazione.
La osservi da estranea e, se ti piace, inizi a fantasticare che potrebbe diventare tua.
Così ho vissuto: gentile con tutti, estranea a me stessa.

Cercavo casa nei cuori degli altri.
Ho imparato i loro spazi, le loro abitudini, i loro silenzi.
Mi adattavo, sempre. A volte con fatica, ma pur di non perderla — quella parvenza di casa — ci provavo.
Cambiavo forma, voce, perfino sogni.
Mi bastava che qualcuno mi facesse sentire, anche solo per un attimo, al sicuro.
Ma era una tregua, non una pace. Era affitto, non radici.

Ci sono sere in cui sento ancora il rumore dei miei passi dentro stanze che ho lasciato,
voci che non mi chiamano più,
promesse che non sanno più dove abitano.
Ho fatto delle mie mancanze un rifugio,
e mi ci sono rannicchiata dentro,
come si fa con un vecchio cappotto che non scalda,
ma è l’unico che hai.
E, a volte, ci piace anche se non è quello giusto.

Poi, piano, ho provato a restare.
A restare in me, intendo.
Anche quando faceva male,
tra le lacrime inconsolabili della solitudine.
Anche quando non capivo.
Ho iniziato a rispondere alle mie domande senza cercare le voci degli altri.
A prepararmi il ginseng come piace a me — sì, il ginseng,
perché a me il caffè non piace.
A respirare nel mio tempo.
A guardarmi senza giudizio.
Come si guarda una stanza in disordine
che però ha ancora le tende che ti piacciono.
Come quando solo tu riesci a vedere il potenziale,
basta cambiare qualcosa che gli altri hanno messo lì, come fosse per sempre.

Non è stato un gesto eroico.
È stata una scelta piccola, ripetuta.
Ogni giorno.
Ogni giorno dire: “Non scappo. Ti resto vicino, anche oggi.”

Non sono ancora casa mia.
Non del tutto.
Ma ci sto arrivando.
Ogni tanto perdo la strada, ma ci sto arrivando.
Sto piantando chiodi, sistemando le crepe,
scegliendo le parole da appendere alle pareti.

Prima o poi, lo so.
Prima o poi io sarò casa mia.
E non avrò più bisogno di bussare da nessuna parte.

Una replica a “Sono il mio architetto”

  1. Meravigliosa ❤️ il momento in cui inizi a intravedere un po’ di serenità nel tuo ‘stare’ forse hai trovato la strada giusta. Te lo auguro

    Piace a 1 persona

Lascia un commento